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Uno di meno

La legge sul voto degli italiani all'estero non funziona proprio così bene... Nonostante mi sia iscritto all'AIRE all'inizio di dicembre (6 mesi fa, tanto per essere espliciti) non potrò votare al referendum del 12/13 giugno. La ragione? Qualcuno tra il consolato di Parigi, il comune di Treviso e il ministero dell'Interno dorme. Non avendo ancora ricevuto, come mi sarei aspettato, il plico con i documenti per votare per corrispondenza, mi sono recato al consolato: là due gentilissimi funzionari mi hanno spiegato che non potevano farmi votare in quanto al consolato non era arrivata comunicazione che io lo potessi fare. A quanto pare, se una settimana fa avessi detto al consolato di accertare la mia posizione, avrebbero avuto il tempo di intervenire e di effettuare gli interventi opportuni. Il che significa: votare dall'estero non è automatico, è il cittadino che si deve sbattere per poterlo fare visto che il catorcio burocratico (non si chiama macchina, le macchine sono fatte per funzionare) se può evitare di fare il proprio dovere lo fa. Non chiamerei in causa qualche complotto di stampo catto-bigottista, propenderei più che altro per semplice pigrizia e incompetenza. Ma perchè dunque uno di meno? Semplice:
  1. se qualche settimana fa avessi informato il consolato, avrei potuto recarmi in Italia per votare, ma non l'ho fatto perchè contavo di votare da Parigi
  2. da Parigi non posso votare per i motivi suddetti
quindi logica vorrebbe che ai fini del calcolo del quorum io non venga contato, dato che ho perso il diritto di voto per questa consultazione. Visto che si tratta di logica, non v'è speranza che venga applicata: dunque è facile pensare che vi sia un'astensione in più, sebbene involontaria. Nell'ipotesi che la consultazione non sia convalidata per mancanza del quorum, ci sarebbe una sola cosa da dire ai responsabili di questa vicenda: è una questione personale.

Niente trasloco quest'anno? Mah...

Mi ripromettevo dall'estate scorsa che non avrei traslocato ancora, che quest'anno me ne sarei stato tranquillo e soprattutto non avrei spostato mobili d'estate con 30 e passa gradi. Beh, non è ancora detta l'ultima parola: il 30 aprile a Parigi, 27 gradi alle 10 di sera. Merita un trasloco in un clima meno africano.

E se non scrivo è perché durante la settimana sono troppo, troppo impegnato tra lavoro e altro, e durante il weekend devo recuperare un minimo di energie. Come oggi, arriveremo sui 28 gradi e invece di uscire per una gita sono a casa a boccheggiare e a dormire...

Update: per chiarificare, il problema è che io ODIO il caldo. E il caldo nelle città è il peggiore possibile, si chiamino Parigi, Milano, Trieste, diventano dei posti di merda (o lo sono già e peggiorano). Alcuni anni fa verso la metà di un giugno piovoso arrivai a dire alla mia allora ragazza che si sarebbe dovuta trovare un sostituto per l'estate, perché il caldo mi rende intrattabile e mi fa passare OGNI voglia di fare sesso. Non a caso, la storia finiva dopo 3 settimane.