Tre ristoranti, una squadra, un ballo
Settimana passata in formazione a Lyon, tranquilla, tutto bene... Se vi trovate a passare da quelle parti c'` un paio di posti in cui potreste andare a mangiare, ristoranti senza troppe pretese di lusso in cui si mangia decentemente.
- Le Val d'Is`re in rue de Bonnel, vicino alla stazione Part Dieu, cucina tipica lionese (ad esempio saucisson chaud, andouillette de bobosse) curata, servizio simpatico
- El cheviche, in rue du Boeuf nel Vieux Lyon, cucina peruviana, per il cheviche in effetti dovrebbero un attimino consultare C. che lo prepara con meno lime ma il pisco sour con la cannella mi è piaciuto, il servizio non è molto veloce ma molto cordiale
- nel Vieux Lyon c'è poi tutta una serie di ristorantini che si assomigliano abbastanza come proposte e come prezzi (e quasi tutti hanno la denominazione Bouchon Lyonnais), in uno che si chiama Le Laurencin ho assaggiato e apprezzato il saucisson brioché una specie di salame avvolto in un pane dolce tipo brioche e cotto al forno
Mr. Bean e la religione
Sarà difficile... Ma non posso esimermi. Innanzitutto, l'antefatto: leggo da Le Monde e dalla BBC che Rowan Atkinson, ovvero il popolare Mr. Bean, è contrario ad una parte di un progetto di legge che, secondo lui ed altri, renderebbe la satira sulle religioni illegale, giacché incitamento all'odio religioso.
L'ottimo Mr. Bean avanza un concetto importantissimo:
Difficile dirlo meglio. Quanto a me, cresciuto nel "Veneto bianco" con un'educazione fortunatamente laica, non sono nè credente nè religioso (attenzione, perché in Italia sono due concetti profondamente diversi). Ho la fortuna e il piacere di aver conosciuto e conoscere persone credenti e religiose, li rispetto, sono contento di passare il tempo con loro, ma non condivido minimamente certe loro idee; il che significa che non criticherò mai loro e le loro scelte (perché la satira è critica, c'è un bellissimo MP3 di Daniele Luttazzi all'Università di Trieste che lo spiega).
Ora mi trovo in un paese talmente laico che proibisce l'esibizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici, fino al punto di cacciare dalle scuole le allieve che portano il velo. E secondo me fa benissimo, altro che crocifisso nelle classi.
Per spiegare la mia posizione, io sono fondamentalmente contrario alle religioni. Attenzione, alle religioni, non necessariamente alle persone che professano le religioni. Intendo proprio tutte le religioni, nessuna esclusa, da quelle ufficiali con miliardi di praticanti alle sette di due persone. Questo perchè credo che senza le restrizioni imposte dalle religioni potrei vivere in un mondo più libero: infatti le restrizioni ai comportamenti personali e i "suggerimenti" che una religione (o meglio, un'organizzazione religiosa) impone ai propri praticanti si riflettono anche sulle persone circostanti. Penso per esempio al velo, alla colpevolizzazione degli impulsi sessuali, all'aborto, alla fissazione dello sposarsi in chiesa, insomma si potrebbero trovare esempi a non finire. Pensiamoci bene, non sono fatti strettamente personali, come il non mangiare certi tipi di animali (che addirittura generano interessanti nicchie industriali) ma coinvolgono gli altri. Cosa rivendica quindi Mr. Bean? Rivendica la libertà di parola per sè e per gli altri, la stessa libertà di parola di cui gode chiunque si piazzi su un pulpito e critichi questo o quello, dica di votare questo o quell'altro. E vuole esercitare la libertà di parola nel modo più pungente e difficile da ignorare, cioè la messa in ridicolo.
Bravo quindi Mr. Bean. Ma continuiamo. Andate a leggere il blog di Luttazzi, ad esempio:
L'ottimo Mr. Bean avanza un concetto importantissimo:
"The freedom to criticise ideas, any ideas - even if they are sincerely held beliefs - is one of the fundamental freedoms of society.Appunto.
"A law which attempts to say you can criticise and ridicule ideas as long as they are not religious ideas is a very peculiar law indeed."
Difficile dirlo meglio. Quanto a me, cresciuto nel "Veneto bianco" con un'educazione fortunatamente laica, non sono nè credente nè religioso (attenzione, perché in Italia sono due concetti profondamente diversi). Ho la fortuna e il piacere di aver conosciuto e conoscere persone credenti e religiose, li rispetto, sono contento di passare il tempo con loro, ma non condivido minimamente certe loro idee; il che significa che non criticherò mai loro e le loro scelte (perché la satira è critica, c'è un bellissimo MP3 di Daniele Luttazzi all'Università di Trieste che lo spiega).
Ora mi trovo in un paese talmente laico che proibisce l'esibizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici, fino al punto di cacciare dalle scuole le allieve che portano il velo. E secondo me fa benissimo, altro che crocifisso nelle classi.
Per spiegare la mia posizione, io sono fondamentalmente contrario alle religioni. Attenzione, alle religioni, non necessariamente alle persone che professano le religioni. Intendo proprio tutte le religioni, nessuna esclusa, da quelle ufficiali con miliardi di praticanti alle sette di due persone. Questo perchè credo che senza le restrizioni imposte dalle religioni potrei vivere in un mondo più libero: infatti le restrizioni ai comportamenti personali e i "suggerimenti" che una religione (o meglio, un'organizzazione religiosa) impone ai propri praticanti si riflettono anche sulle persone circostanti. Penso per esempio al velo, alla colpevolizzazione degli impulsi sessuali, all'aborto, alla fissazione dello sposarsi in chiesa, insomma si potrebbero trovare esempi a non finire. Pensiamoci bene, non sono fatti strettamente personali, come il non mangiare certi tipi di animali (che addirittura generano interessanti nicchie industriali) ma coinvolgono gli altri. Cosa rivendica quindi Mr. Bean? Rivendica la libertà di parola per sè e per gli altri, la stessa libertà di parola di cui gode chiunque si piazzi su un pulpito e critichi questo o quello, dica di votare questo o quell'altro. E vuole esercitare la libertà di parola nel modo più pungente e difficile da ignorare, cioè la messa in ridicolo.
Bravo quindi Mr. Bean. Ma continuiamo. Andate a leggere il blog di Luttazzi, ad esempio:
Siamo così arrivati a certi cattolici di oggi che quando si impegnano in politica pensano: "Per me questa cosa è peccato e quindi neanche gli altri devono farla". È la stessa logica dei talebani.Ma concludo. Dovrei essere ad allenamento, ma sento le gambe un po' deboli e non era il caso... Concludo con un altro esempio di libertà di parola (la stessa di cui godono bla, bla, bla... ormai si è capito) sempre di Daniele Luttazzi:
L'anno scorso Berlusconi ha imposto l'esclusione dalla Rai di Biagi, Santoro e Luttazzi...
Quel diktat vale ancora. Ogni tanto, propongo a Rai 2 un format di cinque minuti, concorrenziale a Striscia. Mi rispondono sempre di no.
Perché?
Me l'ha spiegato un dirigente: perché io non saprei rispettare i cinque tabù, le cinque cose su cui in Rai non si può ironizzare: la religione, il capo dello stato, le razze diverse, gli handicap fisici e l'omosessualità. L'ho ringraziato. Se tornerò in tv, la prima battuta che dirò sarà: "Cristo di un Dio, dice Ciampi, quello zoppo d'un negro è una checca!".