La chiarezza della lingua
Da tempo cercavo di esprimere con parole mie una delle (tante) differenze che ho notato in questi 3 anni passati a vivere a Parigi. Non riuscendoci, ho avuto la fortuna di capitare su una pagina di Luigi Meneghello che la esprime molto meglio di come potrei fare io:
Penso che c'entri inoltre il fatto che quei paesi, la Francia, l'Inghilterra, si sono unificati prima di noi, e anche linguisticamente sono molto più uniti di quanto non sia forse ancora l'Italia, o certo non fosse venti o trent'anni fa. Questo ha favorito la formazione di una lingua dell'uso adoperata o almeno facilmente compresa da tutti, che si può "scrivere" quasi così come la si parla. Mi ha sempre colpito, in Inghilterra, il grado per noi quasi incredibile di standardizzazione della fraseologia: intendo quella effettivamente usata dalla gente, sia parlando che scrivendo. Quando si vuol dire o scrivere qualcosa in inglese, si ha l'impressione, noi stranieri, che la frase per dirlo c'è già , non sarà originale servirsene, ma certo è chiarissimo; mentre in Italia, io almeno ho l'impressione opposta, che se vuoi dire qualcosa a voce o per iscritto devi dal più al meno fabbricartela tu la frase...
Due cose da evitare a Parigi
A Parigi da due anni e mezzo, ho imparato a mie spese a evitare di:
È difficile, ma ogni volta che me ne viene voglia mi basta pensare alla pizza con salsiccia del Grosso per rinunciare.
Tanto per avere un'idea, le pizzerie a Parigi si dividono in 2 categorie:
le italiane finte-autentiche e le americane. Le italiane in generale
servono delle pizze di diametro tra 1/2 e 2/3 rispetto a quello che si
trova in Italia, raramente usano mozzarella (nel menu compare un non
meglio specificato fromage, sovente si tratta di una specie di
emmenthal) e il prezzo si aggira tra i 9 e i 12 €. Le americane sono
catene tipo Pizza Hut o Domino's Pizza, molto orientate sulla consegna a
domicilio, spesso c'è mozzarella sulle pizze e si può scegliere il tipo di
pasta (sottile, alta, ecc.), i prezzi sono sempre a partire da 7/8 € per
una margherita. In due parole, il consiglio è: evitare
senza pensarci un secondo, io semplicemente ho smesso di mangiarne e mi
rifaccio quando rientro in Italia.
Caffé
Riguardo al caffé il problema è più difficile da affrontare: in un qualsiasi bar di Parigi ci sono le stesse macchine da caffè che si trovano in Italia, ma 98 volte su 100 il risultato è una broda imbevibile, peggio di quello dei distributori automatici nelle aziende. A mio avviso le cause sono 2, in primo luogo le macchine sono regolate per fornire una pressione inferiore e il caffé di alcune marche vendute qui è disgustoso. Per esempio, se entrando in un bar vedete scritto sulle tazzine "Cafes Ladoux", scappate via direttamente, è la peggiore schifezza che abbia mai bevuto, da non restare nel bar nemmeno se è l'unica toilette nel raggio di 5Km.
Marche un po' più bevibili sono Richard e Florio, e nella zona
Opéra/Havre-Caumartin esistono pure un locale Segafredo e un locale Illy.
In questi ultimi due il caffé diventa quasi accettabile, sempre un po'
brodoso comunque a meno che non si ordini un serré, ovvero
un ristretto che corrisponde a un normale in Italia; ovviamente sempre che
il barista non si perda a cacciare farfalle e non ne metta mezzo litro
nella tazzina, in quel caso l'unica risposta accettabile è rimandarlo
indietro e farlo rifare. Due parole sui prezzi, il meno caro che ho
trovato è 1,10 €, che sale a 1,30 da Segafredo e se non sbaglio quasi 2 da
Illy: questo al banco, infatti la regola generale è che il prezzo aumenta
se ci si siede in sala e aumenta ancora se ci si siede in terrasse
(cioè sul marciapiede, con piombo tetraetile è gratis), forse per
compensare il consumo delle suole del cameriere. Consiglio anche in questo
caso di evitare, tanto per dirne una a Carole ho regalato
una moka prima e una Nespresso poi.
Update: Paris Coffee That Doesn't Taste Like Merde
- mangiare pizza
- bere caffé
È difficile, ma ogni volta che me ne viene voglia mi basta pensare alla pizza con salsiccia del Grosso per rinunciare.
Tanto per avere un'idea, le pizzerie a Parigi si dividono in 2 categorie:
le italiane finte-autentiche e le americane. Le italiane in generale
servono delle pizze di diametro tra 1/2 e 2/3 rispetto a quello che si
trova in Italia, raramente usano mozzarella (nel menu compare un non
meglio specificato fromage, sovente si tratta di una specie di
emmenthal) e il prezzo si aggira tra i 9 e i 12 €. Le americane sono
catene tipo Pizza Hut o Domino's Pizza, molto orientate sulla consegna a
domicilio, spesso c'è mozzarella sulle pizze e si può scegliere il tipo di
pasta (sottile, alta, ecc.), i prezzi sono sempre a partire da 7/8 € per
una margherita. In due parole, il consiglio è: evitare
senza pensarci un secondo, io semplicemente ho smesso di mangiarne e mi
rifaccio quando rientro in Italia.Caffé
Riguardo al caffé il problema è più difficile da affrontare: in un qualsiasi bar di Parigi ci sono le stesse macchine da caffè che si trovano in Italia, ma 98 volte su 100 il risultato è una broda imbevibile, peggio di quello dei distributori automatici nelle aziende. A mio avviso le cause sono 2, in primo luogo le macchine sono regolate per fornire una pressione inferiore e il caffé di alcune marche vendute qui è disgustoso. Per esempio, se entrando in un bar vedete scritto sulle tazzine "Cafes Ladoux", scappate via direttamente, è la peggiore schifezza che abbia mai bevuto, da non restare nel bar nemmeno se è l'unica toilette nel raggio di 5Km.
Marche un po' più bevibili sono Richard e Florio, e nella zona
Opéra/Havre-Caumartin esistono pure un locale Segafredo e un locale Illy.
In questi ultimi due il caffé diventa quasi accettabile, sempre un po'
brodoso comunque a meno che non si ordini un serré, ovvero
un ristretto che corrisponde a un normale in Italia; ovviamente sempre che
il barista non si perda a cacciare farfalle e non ne metta mezzo litro
nella tazzina, in quel caso l'unica risposta accettabile è rimandarlo
indietro e farlo rifare. Due parole sui prezzi, il meno caro che ho
trovato è 1,10 €, che sale a 1,30 da Segafredo e se non sbaglio quasi 2 da
Illy: questo al banco, infatti la regola generale è che il prezzo aumenta
se ci si siede in sala e aumenta ancora se ci si siede in terrasse
(cioè sul marciapiede, con piombo tetraetile è gratis), forse per
compensare il consumo delle suole del cameriere. Consiglio anche in questo
caso di evitare, tanto per dirne una a Carole ho regalato
una moka prima e una Nespresso poi. Update: Paris Coffee That Doesn't Taste Like Merde
M&M'S
Via Me as an M&M, tanto perchè quasi un anno che non scrivo qui e per usare lo stream up/down di binari che ho scritto qualche mese fa:
Tre "bons plans" a Nantes
L'unica cosa che puoi fare in una formazione di 3 giorni in una città che non conosci è cercare dei bei ristorantini per alleviare le serate... Ecco 3 indirizzi a Nantes, posto a metà tra il nuovo e il vecchio, da rivisitare
- La Cantine du Général, nella zona Chantiers Navals, è un'ottima tavola per il pranzo, con piatti equilibrati e curati (servizio velocissimo!) che sono un piacevole cambiamento rispetto ai bar-brasserie un po' shifosozzi dove non si va al di là della steak-frites
- Brasserie Félix, accanto al centro congressi in un ambiente moderno e design buono se si porta fuori a cena una modella, piatti inventivi ma non originalissimi, il tris di sorbetti era eccellente ma il servizio metteva forse un po' troppa pressione
- L'Engoulevent, nel centro cittadino se si cercano sapori particolari, combina erbe di tutti i tipi (eglantine, pepe di mare, finocchio marino) con carni e pesci, da provare il menu entrée-plat-dessert con i vini abbinati, servizio che potrebbe migliorare in rapidità
Irlanda
Nessuno si perda questo album di foto di un viaggio in Irlanda di Jason Kottke. Non solo perché le foto sono bellissime, ma perché mi ricordano l'unico luogo in cui sono stato per poco tempo (anni fa) e mi sono subito sentito come se fossi a casa mia.
Uno di meno
La legge sul voto degli italiani all'estero non funziona proprio così bene... Nonostante mi sia iscritto all'AIRE all'inizio di dicembre (6 mesi fa, tanto per essere espliciti) non potrò votare al referendum del 12/13 giugno. La ragione? Qualcuno tra il consolato di Parigi, il comune di Treviso e il ministero dell'Interno dorme.
Non avendo ancora ricevuto, come mi sarei aspettato, il plico con i documenti per votare per corrispondenza, mi sono recato al consolato: là due gentilissimi funzionari mi hanno spiegato che non potevano farmi votare in quanto al consolato non era arrivata comunicazione che io lo potessi fare. A quanto pare, se una settimana fa avessi detto al consolato di accertare la mia posizione, avrebbero avuto il tempo di intervenire e di effettuare gli interventi opportuni.
Il che significa: votare dall'estero non è automatico, è il cittadino che si deve sbattere per poterlo fare visto che il catorcio burocratico (non si chiama macchina, le macchine sono fatte per funzionare) se può evitare di fare il proprio dovere lo fa. Non chiamerei in causa qualche complotto di stampo catto-bigottista, propenderei più che altro per semplice pigrizia e incompetenza.
Ma perchè dunque uno di meno? Semplice:
- se qualche settimana fa avessi informato il consolato, avrei potuto recarmi in Italia per votare, ma non l'ho fatto perchè contavo di votare da Parigi
- da Parigi non posso votare per i motivi suddetti
Niente trasloco quest'anno? Mah...
Mi ripromettevo dall'estate scorsa che non avrei traslocato ancora, che quest'anno me ne sarei stato tranquillo e soprattutto non avrei spostato mobili d'estate con 30 e passa gradi. Beh, non è ancora detta l'ultima parola: il 30 aprile a Parigi, 27 gradi alle 10 di sera. Merita un trasloco in un clima meno africano.
E se non scrivo è perché durante la settimana sono troppo, troppo impegnato tra lavoro e altro, e durante il weekend devo recuperare un minimo di energie. Come oggi, arriveremo sui 28 gradi e invece di uscire per una gita sono a casa a boccheggiare e a dormire...
Update: per chiarificare, il problema è che io ODIO il caldo. E il caldo nelle città è il peggiore possibile, si chiamino Parigi, Milano, Trieste, diventano dei posti di merda (o lo sono già e peggiorano). Alcuni anni fa verso la metà di un giugno piovoso arrivai a dire alla mia allora ragazza che si sarebbe dovuta trovare un sostituto per l'estate, perché il caldo mi rende intrattabile e mi fa passare OGNI voglia di fare sesso. Non a caso, la storia finiva dopo 3 settimane.
E se non scrivo è perché durante la settimana sono troppo, troppo impegnato tra lavoro e altro, e durante il weekend devo recuperare un minimo di energie. Come oggi, arriveremo sui 28 gradi e invece di uscire per una gita sono a casa a boccheggiare e a dormire...
Update: per chiarificare, il problema è che io ODIO il caldo. E il caldo nelle città è il peggiore possibile, si chiamino Parigi, Milano, Trieste, diventano dei posti di merda (o lo sono già e peggiorano). Alcuni anni fa verso la metà di un giugno piovoso arrivai a dire alla mia allora ragazza che si sarebbe dovuta trovare un sostituto per l'estate, perché il caldo mi rende intrattabile e mi fa passare OGNI voglia di fare sesso. Non a caso, la storia finiva dopo 3 settimane.
Parigi, un anno dopo
Riguardando un vecchio post... Un anno fa partivo per un weekend lungo a Parigi, per un concerto in primo luogo, e ci infilavo dentro un paio di colloqui di lavoro tanto per tenermi in esercizio e provare il mio francese; conoscevo inoltre C. in una bella serata parigina.
Quel weekend ha avuto un sacco di conseguenze che non avrei mai potuto immaginare, l'unica cosa che si può dire adesso è che è stato un anno vissuto molto intensamente. Se poi ne sia valsa la pena è ancora troppo presto per dirlo.